Antonio Di Franco: Acqua&Sapone, una grande famiglia

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Updated: settembre 19, 2014
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Nel nostro giro nell’Italia del futsal, abbiamo incontrato Antonio Di Franco, attuale dirigente dell’Acqua&Sapone ed in passato prima giocatore, nel ruolo di portiere fino alla serie A2 con le maglie di Isernia, Venafro e Cus Campobasso, poi allenatore con tanto di patentino, e infine presidente dell’Aesernia, portata dal campionato regionale molisano di C2 fino alla Serie A2 nel giro di poche stagioni. Da questa estate è iniziata l’avventura come dirigente accompagnatore nella società abruzzese, candidata ad un ruolo da protagonista del prossimo campionato.

Ben trovato Antonio! Innanzitutto partiamo da una retrospettiva. Vorrei che spendessi alcune parole sulla lunga avventura che ti ha visto protagonista al timone dell’Aesernia, esperienza fantastica, soprattutto nelle ultime due stagioni…
Antonio Di Franco: Innanzitutto grazie per lo spazio che mi hai riservato nella tua rubrica. Beh, sull’Aesernia ci sarebbe davvero tanto da dire. E’ stato un percorso durato dieci anni che certamente non si può dimenticare. Insieme ai miei amici abbiamo portato il calcio a cinque in Molise ai massimi livelli e questa, in un momento così difficile dal punto di vista economico come è quello che stiamo attraversando, è stata una vera e propria impresa che penso valesse quanto il raggiungimento di un campionato di A1 disputato in un’altra realtà diversa da quella del piccolo e vituperato Molise. Abbiamo fatto grandissime cose vincendo il “girone pugliese” di serie B e poi salvandoci tranquillamente nel girone meridionale della serie A2. Abbiamo raggiunto il massimo per quanto fosse nelle nostre possibilità. Poi, purtroppo, per tanti motivi, non ultimo quello di cercare di essere una società seria fino alla fine, abbiamo preferito rinunciare ad essere ancora protagonisti nel nazionale piuttosto che proseguire in sofferenza. Abbiamo rinunciato anche a ripartire dalle categorie regionali perché onestamente un po’ tutti avevamo bisogno di stimoli nuovi. Resta comunque un’esperienza indimenticabile per come è arrivata e per come l’abbiamo vissuta e che resterà comunque nella storia dello sport della nostra regione.

Che opinione hai sull’attuale stato del futsal italiano e cosa faresti per migliorarlo?
Antonio Di Franco:
Onestamente penso che il nostro futsal non stia attraversando un momento semplice. Lo specchio della situazione attuale è purtroppo il campionato di Serie A che da due anni vive sulle polemiche per le iscrizioni e per i ripescaggi. Le possibilità economiche delle società sono sempre minori, ci sono troppe società che nascono dall’improvvisazione e la Divisione fa poco o nulla per trovare soluzioni intelligenti per un futuro più roseo. Purtroppo finché il futsal sarà trattato dai media come uno sport al livello del tamburello e sarà inquadrato come sport dilettantistico nelle categorie più importanti, sarà difficile che possa decollare nel nostro paese. Purtroppo è un cane che si morde la coda ed occorrerebbero manager competenti nei posti strategici dove si prendono le decisioni per programmare seriamente il futuro del nostro sport. Dispiace che tutto sia come adesso perché il futsal ha tutte le caratteristiche per arrivare ai livelli di basket e volley nel giro di pochi anni.

Partiamo dai pronostici sulla Serie A, la tua nuova categoria. Alla luce dei movimenti di mercato estivi, chi vedi favorito per la vittoria del prossimo scudetto e chi consideri invece come possibile outsider?
Antonio Di Franco: Sarà secondo me un campionato diviso in tre tronconi. Per lo scudetto penso che a giocarsela saranno Pescara, Asti e noi, con la Luparense quarto incomodo. Poi ci saranno tre-quattro formazioni in lizza per i playoff e infine penso Napoli, Corigliano, Latina e Sestu per la retrocessione, con il Sestu leggermente favorito per la salvezza diretta più che altro per l’ottima organizzazione di gioco, infatti viene da tre campionati giocati quasi con la stessa rosa. Occhio però al Kaos che si è mosso benissimo e che penso possa essere la classica outsider che potrebbe sparigliare le carte anche per scudetto e Coppa Italia. Tra i nuovi giocatori arrivati in Italia occhio al nostro Murilo Schiochet che, alla luce anche della sua giovane età, penso abbia tutte le qualità per sfondare in Italia.

Passiamo alla Serie A2, dando una valutazione al tuo ex girone (il B), avendolo conosciuto nella scorsa stagione. Chi vedi qui favorito e quali le possibili outsider? E chi il giocatore sorpresa?
Antonio Di Franco: Qui c’è poco da dire. Se la Carlisport Cogianco non dovesse stravincere il girone sarebbe un vero e proprio fallimento per la società laziale. Con Paulinho, Ippoliti e tutti gli altri, Giannini ha costruito una squadra che lotterebbe tranquillamente per raggiungere i playoff in A1. Dietro vedo bene l’Atletico Belvedere che ha fatto un gran mercato e anche il Policoro che si è mosso benissimo. Occhio anche all’Odissea 2000 e al Salinis che potrebbero essere una sorpresa per la zona playoff. Mi è piaciuto anche il colpo De Nichile all’Eraclea che, con la sua esperienza, potrebbe far fare il salto di qualità ai lucani. Come giocatore sicuramente Iuri Scheleski dell’Augusta, un ‘92 che per le qualità che ha meriterebbe sicuramente ben altri palcoscenici.

Come definiresti quest’esperienza con l’Acqua&Sapone dopo queste prime settimane?
Antonio Di Franco: Sicuramente non posso far altro che ringraziare la famiglia Barbarossa e la dirigenza dell’Acqua&Sapone che mi hanno accolto a braccia aperte facendomi sentire subito a casa. E’ un’esperienza irripetibile perché far parte di quella che oggi penso sia la più bella realtà del futsal italiano sotto tutti i punti di vista può essere solo un accrescimento importante per chi è in questo sport ormai da quindici anni come il sottoscritto. L’Acqua&Sapone è una vera e propria famiglia più che una società, fatta da persone che antepongono il lato umano a quello sportivo e questa è una caratteristica che oggi si trova in ben pochi posti. Sono orgoglioso di farne parte e cercherò di dare il mio piccolo contributo di entusiasmo e di esperienza per cucirci finalmente quel triangolino tricolore sul petto sfumato solo per un soffio lo scorso anno.

Francesco Dell’Orco